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FRANCESCA DELLA MONICA
LAURA DELFINI
ROBERTA
GELPI (Tuscania 13/12/01)
PAOLO
LIBERATI (Verde indugio)
FRANCESCO
GIOMI (Centro Tempo Reale)
MARINELLA
GUATTERINI (Gertrude)
FRANCESCA
PEDRONI (Danza e Danza)
GIUSEPPE
RESCIFINA (Corriere dell'Umbria)
MARIA
CRISTINA BUTTÀ (Italia Sera)
SILVIA
PAOLETTI (l'Unità)

FRANCESCA
PEDRONI (Danza e Danza)

LUIGI
ROSSI (La Stampa) 
ALBERTO
TESTA (La Repubblica)

MARINELLA
GUATTERINI (L'Unità)

GIAMPAOLO
SPINATO (La Repubblica)

MARINELLA
GUATTERINI (L'Europeo)

SILVIA
CORRADINI (La Nazione)

MARINELLA
GUATTERINI (Marie Claire)

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Gertrude - programma di sala
Marinella Guatterini
In Gertrude-concerto di danza Roberta Gelpi muove i suoi passi dalla
lettura di alcune opere della Stein, dall'analisi del suo linguaggio
eminentemente musicale e dai concetti di tema, variazione e ripetizione
tanto presenti, e cari nell'esperienza della danza post modern americana.
Confacente a questa coreografa sorridente e delicata è la lucida
sobrietà di molte pagine della Stein e la natura dimessa del
suo lessico: più attento all'equilibrio e alla verità
della frase che non alla particolarità del singolo vocabolo.
Nella danza di Roberta Gelpi la forma fa tutt'uno con il mondo evocato
ed è un mondo tranquillo e chiaro in cui al dramma si sostituisce
la severità, all'intensità emotiva si preferisce l'irraggiarsi
di positive forze contemplative. Non a caso ad interessare questa
coreografa è soprattutto lo sguardo del tutto speciale della
Stein sul paesaggio e il suo modo di farlo rivivere in una pacata
ossessione verbale. Nel paesaggio steiniano in effetti non si muove
nulla, ma le cose ci sono e il movimento è dato anche dalla
continua oscillazione dell'occhio esterno ed interno di chi guarda:
unica condizione perché la vita del paesaggio stesso resti
miracolosamente sospesa, tra residui di cadenze oggettive e illuminazioni
psicologiche.
Nel paesaggio circolare ricreato da Roberta Gelpi per i danzatori
della sua compagnia Encanto si intravedono i fantasmi delle tre vite
di Melancta che già introducono all'universo squisitamente
femminile della scrittrice.
Ma da questo primo tema incalzante e persino ovvio sorgono, scompaiono
e vengono ripresi appunto in forma circolare, quasi tutti gli attributi
specifici del ben più complesso universo linguistico della
scrittrice, insieme al suo precipuo amore per la Spagna che le proveniva
dalla conoscenza di Picasso, e qui motiva i colori accesi della scena.
Questa esposizione carica anche di contrasti (Stein non è nient'affatto
sentimentale, ma aggressiva, violenta, docile, bugiarda, compiaciuta
di sé, delicata) fugge via con implacabile normalità
e crudo nitore. Al pari del linguaggio pittorico di Valerio Adami
- non a caso prescelto tra gli altri possibili protagonisti della
nostra maggiore arte visiva contemporanea - la danza di Roberta Gelpi
agisce sugli aspetti sintattici più che semantici della composizione;
le sue figure non esprimono, sono entità morfologiche. Sono
immagini intessute del loro corteo di reminiscenze, di associazioni
e di sogni. |
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