ASSOCIAZIONE ENCANTO
associazione per la promozione e diffusione della danza, del metodo feldenkrais e della disciplina shiatsu
SIMONA MILLOZZI


FRANCESCA DELLA MONICA


LAURA DELFINI


ROBERTA GELPI (Tuscania 13/12/01)


PAOLO LIBERATI (Verde indugio)


FRANCESCO GIOMI (Centro Tempo Reale)


MARINELLA GUATTERINI (Gertrude)


FRANCESCA PEDRONI (Danza e Danza)


GIUSEPPE RESCIFINA (Corriere dell'Umbria)


MARIA CRISTINA BUTTÀ (Italia Sera)


SILVIA PAOLETTI (l'Unità)



FRANCESCA PEDRONI (Danza e Danza)



LUIGI ROSSI (La Stampa)


ALBERTO TESTA (La Repubblica)



MARINELLA GUATTERINI (L'Unità)



GIAMPAOLO SPINATO (La Repubblica)



MARINELLA GUATTERINI (L'Europeo)



SILVIA CORRADINI (La Nazione)



MARINELLA GUATTERINI (Marie Claire)


Flessibil-mente il metodo Feldenkrais e la danza di Simona Millozzi

Dance&Culture Magazine n. 1 2015

Si racconta che tra i primi allievi di Moshe Feldenkrais ci fosse una ragazza affetta da una forma di emiparesi e che durante i loro primi colloqui lui le chiedesse quale fosse il suo sogno nel cassetto.
La ragazza confessò che aveva sempre desiderato diventare una ballerina, anche se questo sogno era purtroppo ormai svanito.
Una impresa impossibile che Moshe decise di affrontare: l’obiettivo delle lezioni che avrebbe impartito alla ragazza avrebbe dovuto essere proprio quello di riuscire a metterla sulle punte.

La realizzazione di un sogno inconfessato è una parte integrante benché sotterranea del metodo Feldenkrais. La spinta profonda che porta ciascuno ad agire nel mondo, per quanto frustrata, nel momento in cui trova una realizzazione, contribuisce a quel processo di realizzazione di sé che è una componente fondamentale del metodo, il quale non mira ad insegnare e ad eseguire questa o quella funzione o a migliorare questo o quell’aspetto della persona ma tende a costruire quell’immagine di sé nella sua globale complessità.
Abbiamo chiesto a due danzatrici come il metodo, che praticano e insegnano, abbia cambiato la loro esperienza.
La prima è Roberta Gelpi, danzatrice e coreografa, che tiene corsi regolari e laboratori di danza contemporanea, Feldenkrais e Bones for Life. Cofondatrice con Julie Ann Anzilotti e Virgilio Sieni del gruppo di teatro danza Parco Butterfly attivo negli anni 80, nel 1989 fonda la compagnia Encanto, per la quale firma tutte le coreografie.
La seconda è Francesca Moretti che, dopo un passato di danzatrice di danza contemporanea, è attualmente un’insegnante del metodo Feldenkrais che mantiene uno stretto legame con la danza in generale, a partire dal contemporanea per arrivare al tango, con un’attenzione rivolta sia alle espressioni corporee che a quelle vocali.

Roberta Gelpi e la forma felice

Usi il metodo per danzare o per insegnare ?
All’ inizio delle mie lezioni di tecnica uso un breve processo di Feldenkrais per togliere tensioni e organizzare il corpo nell’allineamento. Organizzo da dieci anni anche dei laboratori che chiamo “La Forma Felice” dove la sfida è far danzare tutti, dai 9 ai 90 anni! Per le persone che non hanno lavoro sul corpo il Feldenkrais è un ottimo strumento per iniziare a percepire il corpo e sentire che è possibile muoversi con piacere; il passo successivo è quello di trasformare questo piacere in un linguaggio per comunicare con gli altri nello spazio, con la
musica, utilizzando sempre un movimento naturale.


Quindi il metodo Feldenkrais è usato come uno strumento per arricchire l’immagine di sé nel movimento?
Assolutamente. E’ un bellissimo viaggio interiore per chi vuole conoscersi meglio da tutti i punti di vista e migliorare la propria qualità di vita.


Utilizzi il Metodo Feldenkrais in modo differente per insegnare ai professionisti o a non professionisti?
I processi sono sempre gli stessi. Per i danzatori professionisti è più difficile l’approccio al metodo, specie a quelli di classico che lavorano più sulla costruzione della muscolatura intorno allo scheletro, perché visto dall’esterno e dall’interno all’inizio sembra di non far niente. Ci vuole molta pazienza per far capire che, per migliorare la qualità, è necessario partire dall’allineamento scheletrico, dall’ascolto e dalla connessione di tutte le parti in ogni micro movimento per poi organizzare la muscolatura. Ti accorgi del risultato quando i danzatori sentono con stupore che la loro danza è cambiata nella qualità, nella facilità, nell’equilibrio, nel piacere.
Per le persone che non lavorano sul corpo è, come dicevo, un’esperienza per conoscersi meglio, per dare un nome a parti del corpo di cui ignorano l’esistenza ed organizzarle in un movimento piacevole. Partendo da una sensazione di piacere nel muoversi hanno poi meno ‘paura’ di portare il corpo, la mente e le emozioni in un gesto che è più danzato senza la preoccupazione di un giudizio.


Quanto il metodo incide nella gestione delle emozioni legata alla realizzazione del movimento?
Questo è un discorso sottile. Per tutti il Feldenkrais è qualcosa che va molto in profondità e può renderti anche vulnerabile. Nella mia formazione, al secondo anno, ho avuto questa sensazione perché sono stata destrutturata in tutto quello che pensavo di aver ottenuto come danzatrice ed ho avuto bisogno di molto tempo per ritrovarmi in un nuovo essere.
Nei gruppi, può succedere che avverti che un allievo provi qualche disagio, e di solito prendo il tempo per cambiare la strategia di insegnamento e portarlo verso il piacere dello stare nel movimento.
Certo, può capitare di entrare in contatto con sensazioni spiacevoli, ricordi, associazioni, però il Feldenkrais ti dà sempre la possibilità di sentire un cambiamento e cioè che ciascuno potenzialmente con tutto il suo essere ha la possibilità di migliorare e di trasformarsi. Secondo me tutto questo avviene attraverso la lentezza.


Qual è la differenza tra il Metodo Feldenkrais e altri metodi rispetto all’approccio che i danzatori hanno al movimento?
La lentezza, il lavoro passo passo e principalmente non muoversi per imitazione. La differenza sta soprattutto nel non ripetere il movimento meccanicamente, che poi è quello che viene fatto sia nella danza che in tutte le attività sportive per rafforzare la muscolatura, magari mentre stai pensando a cosa preparerai per cena. La cosa importante è essere nell’ascolto e utilizzare la ripetizione come momento di continua scoperta e non come una azione puramente meccanica.


Quindi, senza che il raggiungimento del risultato interferisca con il processo. In che modo il metodo può contribuire a un nuovo stile di danza?
L’ha già fatto. In America negli anni ’70 c’è stata una grande rivoluzione in tutte le arti e quindi anche nella danza contemporanea; molti danzatori e coreografi sono venuti in contatto con nuove tecniche di movimento come il Feldenkrais, il metodo Alexander, il Body Mind Centering, lo Yoga, le arti marziali…ed hanno creato nuove tecniche quali il Release, il Contact Improvisation e varie altre.


Qual è stata la tua motivazione ad avvicinare il metodo Feldenkrais, voluta o casuale?
L’ho conosciuto negli anni ’80 ad Amsterdam dove arrivavano tutte le nuove scoperte dall’America, ma ero molto giovane e non capivo cosa fosse quella cosa lenta e noiosa.
Poi negli anni, nel mio lavoro di ricerca personale e performativa, ho deciso di entrare nel mondo del Feldenkrais e diventare Insegnante per avere più consapevolezza del movimento e raffinare l’osservazione verso l’altro; questo aiuta sia nel lavoro con i danzatori per creare una coreografia, sia nel momento dell’insegnamento.
Ma è stato molto più di quello che mi aspettavo!


Ti interessava questo approccio integrato?
Sì certo, perché è utile nella vita quanto nel lavoro di creazione coreografica.
La consapevolezza della respirazione incide sulla qualità del movimento?
E’ bello pensare e realizzare che tutto il corpo può respirare.


Qual è il tuo prossimo progetto?
In questo ultimo anno ho iniziato un progetto ‘Leggere nel maldestro’ utilizzando diversi linguaggi per indagare il concetto di asimmetria (danza, fotografia, video) e naturalmente la prima ispirazione è venuta sempre da Moshe Feldenkrais!!





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